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Efficienza o aspetto (funzione o forma)? Perché non scegliere. -Parte 2

2025-10-22 16:16

Nicholas Nisi

Riflessioni sul Design, architecture, aestetichs, form, function, appeareance, form-follows-function,

Efficienza o aspetto (funzione o forma)? Perché non scegliere. -Parte 2

Efficienza o aspetto? Estetica o praticità? Perché siamo convinti di dover scegliere?

Efficienza o aspetto (funzione o forma)? Perché non scegliere.

-Parte 2

Come eliminare i falsi opposti: da «la forma segue la funzione» a «la forma È funzione».

Mercoledì, 09:35

15 ottobre 2025

 

Ciao e benvenuto nella seconda parte di questa Lettera.

Se ti sei perso la prima parte puoi trovarla qui.

 

Sono Nicholas, architetto e fondatore di Parallel Atelier.

Anche stamattina, mentre scrivo questa lettera, fuori dalla finestra davanti a me c'è il sole e si sta ancora bene.

Oggi mi sono svegliato con un mood diverso, pertanto, in sottofondo ho «So long, Frank Lloyd Wright» di Simon & Garfunkel, che è perfetta per quello di cui ti parlerò oggi.

 

Ma torniamo a noi. Ti ho lasciato nell'ultima lettera con molte questioni aperte e ti ho promesso delle risposte.

 

Oggi chiuderemo il cerchio.

Vedremo:

  • Chi ha inventato il «pendolo».
  • Il «quarto cavaliere» e perché può aiutarci a smontare il pendolo (ricordi lo spoiler sul cucchiaio di Matrix?).
     
  • Aggiorneremo al 2025 la visione del nostro cavaliere.
     
  • Partendo da qui, tireremo le nostre conclusioni su questa lotta tra forma e funzione e, guadagneremo un nuovo punto di vista sul mondo.

 

Sei impaziente? Immagino di sì, allora cominciamo subito.


3-Louis Sullivan e il "telefono senza fili"

"La forma segue sempre la funzione"

-Louis Sullivan, "l'edificio alto artisticamente considerato", 1896

 

Come ti ho detto la volta scorsa, nel 1925 "la forma segue la funzione" esisteva da circa 30 anni, devo portarti ancora più indietro quindi, negli ultimi anni del 1800!

Riavvolgiamo il film e torniamo all'inizio del nostro viaggio.

 

Siamo negli USA e la scena intorno a noi è più o meno quella vista in Europa agli inizi del '900.

Da queste parti, stanno iniziando a sperimentare edifici alti per uffici (grattacieli), grazie all'arrivo dell'ascensore e dell'acciaio.

Anche qui si inizia a battagliare contro gli ordini architettonici, considerati troppo "europei", per cercare un'architettura americana.

 

In questi primi tentativi però, quando si tratta di costruire grattacieli per uffici, si "ammonticchiano" piani l'uno sull'altro e poi da fuori, gli si applicano gli "ordini" ogni 3-4 piani per rendere queste cose altissime più "familiari".

(In sostanza, forma e funzione sono completamente sconnesse e separate, ognuna va per fatti suoi a prescindere dall'altra.)

 

Ti allego, per darti un'idea, la foto dell'edificio Potter a Manhattan, New York, del 1886, uno dei primi tentativi di grattacielo per uffici.

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Potter Building, Norris G.Starkweather, New York, 1886

Bene, ora che ci siamo intesi, andiamo a St. Louis (vicino Chicago) nel 1891, dove Louis Sullivan (1856-1924) assieme all'ingegner  Dankmar Adler (1844-1900) completano un edificio per uffici nominato "Wainwright", di cui ti allego una foto:

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Wainwright Building, Adler & Sullivan, St. Louis, 1890–91

Molto diverso dall'edificio Potter suo coetaneo, non trovi?

Questo è il primo grattacielo ad abbandonare qualsiasi tipo di «ordine».

(E «sotto il cofano» abbiamo una delle prime strutture in acciaio della storia!).

Infatti, appena completato, viene considerato il primo grattacielo che davvero sembra un grattacielo! (Insomma, un grattacielo moderno!)

Tanto che vale a Louis Sullivan l'appellativo di "padre del grattacielo".

 

Descrivendo questo edificio, l'architetto «inventa il pendolo», coniando la famosa frase «la forma segue sempre la funzione».

Usa questa espressione per spiegarci la divisione in tre del suo edificio e delle sue facciate:
 

  • Piano terra: negozi.
  • Tutti i piani intermedi: uffici (uguali tra loro).
     
  • Ultimo piano, "tecnico": sala macchine (motori degli ascensori).

 

Insomma, come dice lo stesso autore, è puro buon senso rispetto a ciò che ci sta dentro. Perché cambiare ogni 3-4 piani se le cose dentro sono le stesse?

(Ma lo è oggi, nel 2025, grazie a lui; all'epoca, come abbiamo visto, si applicavano «ordini» ogni 3-4 piani).

 

In questo senso, «la forma segue sempre la funzione».

Fossero state quattro cose diverse, lo avrebbe diviso in quattro molto probabilmente.

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Louis Sullivan

Qui sta la radice della questione che dà inizio alla nostra storia, e che ci trasciniamo ancora oggi come «filtro per vedere il mondo».

 

Ma (plot twist) sentiamo come Sullivan imposta la questione nell'articolo in cui ci spiega il suo edificio:

(Qui le cose diventano interessanti e meno certe…)

 

"Come potremo infondere a questo cumulo sterile, a questo agglomerato crudo, aspro, brutale …

La grazia di quelle forme più alte di sensibilità e cultura che poggiano sulle passioni più basse e feroci? 

Come potremo proclamare, dalla vertiginosa altezza di questo strano, inquietante tetto moderno, il pacifico vangelo del sentimento, della bellezza, il culto di una vita più elevata?"

 

Leggendo queste parole, a me viene un dubbio:

Come può una persona che parla da romantico, diventare poi il «padre del funzionalismo» (come lo intendiamo noi)?

Qualcosa non mi quadra, come se ci fosse stato un problema con il gioco del «telefono senza fili» nel corso del tempo, fino ai giorni nostri.

 

Infatti, poco più avanti nel suo scritto divide il problema in due e chiama:
 

  • «Condizioni pratiche» quelle che per noi diventeranno le «funzioni» (modernismo).
  • «Vera espressione architettonica», la sua espressione emotiva(quindi la comunicazione→post-modernismo, ricordi?).

 

Parafrasando, a un certo punto ci dice:

«Bene, adesso che abbiamo risolto logicamente le questioni pratiche (funzioni), bisogna elevare la questione a una vera espressione architettonica (forma)!»

 

Quindi lo scopo per Sullivan rimane la sua espressione emotiva, la sua comunicazione! (Non le «questioni pratiche» da inserire dentro!)

 

Mentre, come abbiamo visto, nel funzionalismo scopo e questioni pratiche coincidono.

In sostanza, seguendo questa linea di pensiero, dal 1925 in poi ci siamo persi un pezzo per strada.

Per venire a noi, questa è la teoria del:

«l'importante è essere belli dentro».

Ecco il «telefono senza fili» della «funzione»!

 

Dall'altra parte, ancora oggi nel 2025 c'è chi dice che è diviso in tre per via del «concept» delle colonne greche: basamento, fusto e capitello.

Sente il "bisogno" del "concept intellettuale", scambia il caso per la causa.

In questa visione, l'aspetto prevarica ciò che sta dentro.

Questa è la visione «dell'apparenza», benvenuta, società dell'immagine!

(I profili social e tutte le questioni dibattute oggi ovunque).

Ecco il «telefono senza fili» della «forma»!

 

Insomma, è un problema di comunicazione, ognuno in questa frase ci legge quello che vuole, anche quando l'autore dice chiaramente il contrario!

 

Io intuisco che qui, nello stesso uomo, convivono l'esattezza della ragione (modernismo) e la potenza della comunicazione (postmodernismo).

 

Insomma…per "l'inventore del pendolo", non esiste alcun pendolo!

Sembra che entrambe le parti abbiano ragione perché non esiste alcun conflitto!

Sono due facce è vero, ma la moneta è la stessa!

 

Forse Sullivan viene male interpretato perché spesso parla come un «mistico».

Per noi, nel 2025, figli della scienza, della tecnologia, della produttività e della razionalità, questa cosa della spiritualità sembra un po' fuffa!

Credo che allora dovremmo provare a spiegarcela diversamente.

 

Ma prima, a validare questa intuizione, mi viene in soccorso il Quarto Cavaliere del movimento moderno.


4-Da "la forma segue la funzione" a "la forma È funzione"!

Frank Lloyd Wright, il Quarto Cavaliere

"La "forma segue la funzione" è un mero dogma fino a quando non realizzi la verità superiore che forma e funzione sono uno."

Frank Lloyd Wright, "The natural house", 1954

Restiamo in America e incontriamo il nostro quarto cavaliere del movimento moderno.

(Nel frattempo, in sottofondo, sto ascoltando i Beatles: questa passeggiata storica mi ha messo in vena di vecchi classici.)

Frank Lloyd Wright (1867-1959) è, infatti, l'ultimo cavaliere del nostro movimento.

Ma occupa un ruolo particolare che lo pone in direzione opposta agli altri.

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Frank Lloyd Wright

Per darti un'idea di quanto sia distante questo cavaliere dagli altri tre, ti allego la foto di una casa intorno al 1925 (ricordi l'Esposizione del Bauhaus del 1927?)

Curiosità:tra l'altro, questa è proprio la casa in cui viveva, ricostruita per la terza volta dopo ben due incendi.

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Taliesin III, Frank Lloyd Wright, Wisconsin (U.S.A.), 1925

Mr. Wright, infatti:
 

  • È americano e non europeo (orgogliosamente americano!)
  • È allievo diretto di Sullivan e si forma nel suo studio.

 

Sembra che proprio lui possa aiutarmi a confermare l'intuizione avuta.
 

Wright comprende bene il suo maestro e già intorno al 1908, per «correggere» l'interpretazione che sta prendendo piede, sostiene che:

 

"La forma segue la funzione- è stato malinteso. Forma e funzione dovrebbero essere uno, uniti in un'unione spirituale"

 

Sembra quindi che il nostro percorso insieme, per uscire dal dogma della scelta, sia sulla strada giusta.(Se lo conferma pure Wright, cosa posso volere di più?!)

Ma anche Wright parla come un «mistico» per noi del 2025!

Cosa vuol dire esattamente «uniti in un'unione spirituale»?

Cioè, nella pratica e nella vita di tutti i giorni, come applichiamo questa «unione spirituale»?

 

Un po' di biologia e di psicologia mi daranno una base più solida per risolvere la questione.


La piramide di Maslow

"Ciò che un uomo può essere, deve esserlo. Questa è la via alla vera realizzazione."

-Abraham Maslow

(Intanto, su Spotify sono arrivato ai The Smiths).

Cosa c'entra la biologia con la spiritualità? Diciamo che, nell' '800, non si sapevano molte cose che sappiamo oggi su come siamo fatti, e che possono aiutarci a spiegare perché forma e funzione non sono opposte.

 

Seguimi nel ragionamento.

 

Il cervello, a livello biologico, ha due fini:
 

  • La sopravvivenza del tuo corpo e della tua mente. Istinto di sopravvivenza puro. (Sì, anche le relazioni sociali, ti basti pensare che chi ha relazioni emotive forti e sicure si ammala meno e può vivere più a lungo).
  • La sopravvivenza della specie, cioè portarci alla riproduzione.
     

 

(Per la biologia, insomma, siamo «cervelli dentro corpi» che si influenzano l'un l'altro).

Per fare queste due «semplici» cose, il corpo scansiona costantemente tutto il mondo che ci circonda, e il cervello ci fa provare emozioni, stati d'animo, dialoghi interiori…

Quindi anche quando «non stai facendo niente», in realtà stai facendo un sacco di cose contemporaneamente!

 

In particolare, lo stato d'animo (il «mood») è il modo in cui il cervello trasforma le sensazioni fisiche in sensazioni mentali. (Anche se ancora non sappiamo come lo faccia).

Hai la dopamina bassa e il cortisolo alto? Benvenuta, Tristezza!

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Tristezza, Disney Pixar "Inside Out",2015

Ora, siccome siamo creature complesse, possiamo immaginare tutti questi pensieri, emozioni, desideri e relazioni come delle «app» che abbiamo a disposizione, ma alla fine il sistema operativo di base (il nostro «Windows») è riconducibile ai due punti di cui ti ho accennato.

 

Capito questo, proseguiamo perché la cosa diventa interessante.

Abraham Maslow (1908-1970) è stato uno psicologo statunitense divenuto noto per il suo tentativo di gerarchizzare i bisogni umani.

Per farlo, li divide in categorie e li «impila» in una piramide.

L'immagine dice tutto da sola.

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Piramide di Maslow, 1954

Maslow ci dice alcune cose importanti:

  • Non si possono soddisfare i bisogni di uno scalino superiore se prima non si sono soddisfatti quelli inferiori.
  • Una volta soddisfatti i bisogni di un gradino, possono emergere i bisogni successivi (ma non è automatico).
     
  • I bisogni umani non sono limitati alle funzioni corporee, ma sono potenzialmente infiniti.
     
  • Esiste un percorso di "realizzazione" verso cui ogni uomo tende.

 

In poche parole, se sto morendo di fame, difficilmente mi perderò a "filosofeggiare", perché prima devo mangiare!

Al contrario, se mi sento abbastanza sicuro (ad esempio economicamente), sarò più sereno e tranquillo per potermi godere senza pensieri la famiglia, le uscite con gli amici.

(Insomma, hai capito come funziona la piramide).

 

Tradotto: il nostro cervello usa un sacco di «app» per fare il suo lavoro, per cui abbiamo numerosi bisogni da soddisfare.

Ti sembra uno spreco di energie? Vero, ma il semplice fatto di poter contare su così tante risorse diverse, aumenta le capacità di restare in vita se la situazione cambia (siamo creature davvero straordinarie).

(Curiosità: per far funzionare tutte queste «app» il cervello consuma da solo circa il 20% di quello che mangi).

 

Come ogni teoria, anche questa crea discordia, vista la sua rigidità.

Sesso (fisiologia) o amore (appartenenza)? Ovviamente la vita è complessa.

Inoltre, non tutti gli uomini in automatico vanno verso l'autorealizzazione, alcuni decidono che stanno bene dove stanno.

Tuttavia, guardandola con la dovuta elasticità mentale, è un buon modello di partenza per il nostro ragionamento.

 

Inoltre, c'è di più: secondo Maslow, esiste un «livello 6», quello dei «bisogni superiori» che emergono una volta raggiunta la cima. (Le chiama meta-necessità).

In sostanza, Maslow ci dice che una volta che un uomo è «a posto», inizia ad occuparsi anche degli altri e di questioni generali.

Secondo Maslow, queste necessità sono innate nell'essere umano.

A questo livello troviamo:

  • Verità e bontà.
  • Unità e integrità.
  • Giustizia e ordine.
  • Ricchezza ambientale e forza.
  • Autosufficienza e ricerca di significato (senso della vita, scopo).

 

Lo psicologo ci dice che quando questi bisogni superiori non vengono soddisfatti, possono emergere patologie (che chiama meta-patologie):

  • Cinismo.
  • Disgusto.
  • Depressione.
  • Alienazione.
  • Apatia emotiva.

(Parole familiari oggi no?).

 

«Sì, ma Nicholas, come siamo passati dall'architettura alla crescita personale e alla biologia? Cosa c'entra questa storia nel nostro discorso?»


Kandinsky e il "La forma È funzione"

…Dall'esterno, ogni singola forma disegnata o dipinta è un elemento.

Dall'interno, l'elemento non è quella forma, bensì è la tensione interna che vive in essa.

Wassily Kandinsky, Punto linea e superifice, 2019, p.28

(Eccomi di nuovo, scusa, ma un gatto mi è appena saltato sul davanzale!)

Ti dicevo: quelli che Maslow chiama «bisogni», nel nostro discorso possiamo chiamarli «funzioni». (Ora ti suona?)

Quindi: funzioni = bisogni umani.

Questo è un primo passo importante perché lega le funzioni a TUTTI i bisogni umani, non solo quelli fisici.

Come avrai notato, tolti i bisogni fisiologici e di sicurezza (funzioni di base), tutti gli altri (a partire già dalla sicurezza) sono bisogni psicologici e percettivi.

E qui le cose sono incasinate, come abbiamo visto!

Noi esseri umani viviamo nella nostra testa, viviamo delle impressioni e delle emozioni che proviamo, non nella realtà «scientifica».

In un'altra Lettera forse parleremo delle capacità predittive del cervello, per ora ci basta sapere che NON viviamo nella «realtà», ma nella nostra testa.

(Passeggiando la sera tardi da soli in un posto deserto, ci sentiamo insicuri anche se è ben illuminato e non c'è nessuno. Un esempio perfetto di come opera il nostro cervello).

 

"Alluciniamo tutto il giorno. E quando ci troviamo d'accordo, la chiamiamo realtà".

Anil Seth

 

Ora, se l'architettura è «l'arte di esprimere la vita», cioè la cornice che fa da sfondo e supporto per la vita (il «packaging» che la contiene), deve gestire molte di queste funzioni.

 

Sembra evidente che le questioni fisiologiche e di sicurezza (pratiche) vengano ben risolte da ciò che noi conosciamo come «funzione» (il bagno, la camera, la porta blindata, il magazzino dei libri in biblioteca…).

Ma le funzioni non finiscono qui, siamo al primo gradino!

 

E chi si occupa di come percepiamo l'ambiente e di ciò che succede nella nostra testa? Bingo! La Forma!

La forma equivale alle parole che un oggetto inanimato può dirci.

Se dopo una dura giornata entri in un posto che ti fa sentire protetto e coccolato, quella è una «pacca sulla spalla» che l'ambiente può darti.

È come un amico che dice:«Brutta giornata eh? Tranquillo, passerà; intanto guarda che bello il tramonto fuori!»

 

Non tutto ciò che conta può essere contato, e non tutto ciò che si può contare conta.

-Albert Einstein

 

Ti riassumo il ragionamento fin qui:

  1. Il nostro cervello, in maniera incoscia, scansiona costantemente l'ambiente in cui ci troviamo per cercare segnali di pericolo o opportunità da sfruttare.
  2. Per fare quello che deve, ha sviluppato un sistema molto complesso di «app» che ci fanno provare emozioni, stati d'animo, pensieri, relazioni…
     
  3. Per far funzionare tutte queste «app» abbiamo una serie di bisogni.
     
  4. Siccome gli edifici fanno da supporto per la vita, questi nostri bisogni, per i fabbricati, sono funzioni che devono svolgere perché noi possiamo vivere al meglio. (Qualsiasi cosa tu faccia, la fai in un posto fisico che è fatto in un certo modo, tanto vale che ti aiuti e non ti ostacoli!)
     
  5. La «funzione» si occupa del primo e del secondo gradino, delle «cose pratiche».
     
  6. La «forma» si occupa di darci informazioni sull'ambiente e sugli altri gradini.

 

Da questa prospettiva la faccenda cambia parecchio.

La forma non è più una questione estetica, di gusto, di moda, di comunicazione di brand (Postmodernismo), ma diventa un vero e proprio strumento da usare per supportarci nel raggiungere i nostri altri bisogni.

Tradotto:

Un edificio super efficiente (anche in senso energetico) ma «che non dice niente», è tanto disfunzionale e inefficiente quanto uno «artistico» ma che è scomodo e funziona male!

 

Ora, vorrei provare a definire queste due cose in un modo chiaro per parlare la stessa lingua tra di noi.

Vorrei chiamare:
 

  • «Funzione esterna» la soddisfazione dei bisogni fisiologici e pratici.
    • Qui dentro ricadrebbero tutte quelle funzioni che si occupano del nostro corpo, cioè del nostro «esterno».
      • Impianti di riscaldamento,
      • porte blindate,
      • acqua potabile,
      • il tetto contro la pioggia,
      • i bagni,

In breve, la «Funzione esterna» è svolta da quella che prima chiamavamo «funzione».
 

 

  • «Funzione interna» la soddisfazione dei bisogni emotivi e psicologici.
    • Qui dentro ricadrebbero tutte le funzioni che si occupano della nostra mente, del nostro «interno». In sostanza tutte quelle cose che non si possono misurare perché immateriali, ma che per noi sono «reali».
      • Il senso di calore e accoglienza,
      • la sicurezza percepita,
      • il legame con l'acqua e la natura,
      • il senso di riparo e protezione,
      • l'atmosfera di relax e calma,

La «Funzione interna» è svolta da quella che prima chiamavamo «forma».
 

 

Ecco che allora, con questa prospettiva, bisogna rivedere lo schema iniziale da cui eravamo partiti e che ti ripropongo qui sotto:

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Conflitto tra funzione e forma

Per approdare a uno schema che è più simile a questo:

08-funzione-e-forma.jpeg

La forma come funzione da svolgere

Non più «forma CONTRO funzione», ma due gruppi di funzioni da svolgere.

Due gruppi di bisogni da soddisfare.

Non sono gerarchici, non c'è da scegliere, non c'è giusto o sbagliato: solo scopi diversi ma necessari.

Sto dicendo che l'idea stessa di scegliere tra i due è, a mio avviso, errata.

Sto dicendo che non c'è alcun «esterno vs interno», nessun dualismo (per usare un termine zen/mindfulness che si usa oggi).

Sono cose diverse che servono a due cose diverse, quindi, se devi scegliere, sceglile entrambe! («La via di mezzo» per restare in ambito zen).

Semplicemente, se mi concentro solo su un estremo, sono inefficiente e manchevole dall'altro. (Punto).


 Quindi, passiamo da «la forma segue la funzione» a «la forma È funzione».
 

 

Ora starai pensando:«Si ma nel pratico come si applica questa cosa?(A me cosa me ne importa?)». Ti mostro qualche esempio nella vita di tutti i giorni con questo nuovo filtro.


5- 3 esempi

1. Steve Jobs e il packaging degli iPhone

“Quando si apre la scatola di un iPhone o di un iPad, 

vogliamo che l’esperienza tattile dia il tono alla percezione del prodotto. 

E’ stato Mike (Markkula) a insegnarmelo.”

Steve Jobs

Apple applica questo concetto perfino alle scatole degli iPhone per farne un'esperienza.

Alla fine si tratta di imballare un prodotto, perché tanta cura?

(Basterebbe un pacco in stile Amazon per proteggere il prodotto).

 

Steve Jobs comprendeva che il packaging parla alle persone e che queste si fanno un'idea del prodotto già dalla scatola.

(Se hai mai aperto la confezione di un iPhone sai di cosa parlo).

Così, dal tatto alla vista, dalla scatola chiusa allo spacchettamento, tutto è pensato in ogni dettaglio per farti dire: «Ho comprato una cosa pazzesca!»

Intuiva che «l'abito FA il monaco» e «il libro si giudica dalla copertina»!

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Esempio di packaging di un I-phone di Apple


2. I fiori intorno a noi

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Giglio aranciato

Anche le piante confermano la nostra intuizione secondo cui la forma è funzione.

I fiori sono l'esempio perfetto.

I fiori possiedono gli organi riproduttivi (funzione esterna), che sono circondati da petali colorati e progettati con lo scopo di attirare animali e «comunicare» con loro (funzione interna).

Questo si è rivelato un vantaggio evolutivo talmente grande che, dalla nascita del primo fiore sulla Terra, oggi l'80% delle piante produce fiori e frutti.

La comunicazione funziona talmente bene che anche a noi esseri umani piacciono i fiori!

In natura non solo «l'abito fa il monaco», ma «la scelta dell'abito» incide sulla sopravvivenza! (Non è una questione «secondaria», come la intendiamo noi).


3.La Lettera che stai leggendo

Quello che hai letto in queste due puntate è un'applicazione di questo filtro.

Volevo condividere con te queste riflessioni («funzione»).

  • Il format della «lettera» tra te e me.
  • La storia dell'amore per le navi e dei cavalieri.
  • Il linguaggio semplice.
  • Le metafore della forma come lingua, del cervello con le «app».
     

 

Queste sono state preoccupazioni formali che ho avuto per occuparmi della «funzione interna».

Non volevo annoiarti, volevo renderla più piacevole da leggere e volevo che lo leggessi!
 

La questione, secondo me, riguarda tutte le persone, e volevo che fosse comprensibile anche a te per guardare l'ambiente intorno a noi con occhi diversi.

 

Certo, avrei potuto scrivere un articolo «serio», con tutte le citazioni e le fonti che avevo preparato, e approfondire di più molti aspetti.

Ma tu avresti chiuso alla terza riga dell'email non è vero? Lo immagino, a quel punto, mancando la «forma» avrei mancato anche la «funzione».

 

Vedi quanto sono intrecciate? Quanto l'una dipenda dall'altra? Spero di sì.


Per questa Lettera è tutto.

Abbiamo chiuso il cerchio e risposto a tutte le domande iniziali.

Io credo che, in realtà, non ci sia gerarchia e non esista alcun conflitto tra «essere» e «apparire», tra «forma» e «funzione».

Non è un male essere «superficiali» perché la superficie comunica col mondo esterno.

Non è un male essere «profondi» perché quello si occupa del nostro contenuto.

Due cose diverse per due scopi diversi, servono entrambe.

Ti auguro di essere «profondamente superficiale» d'ora in poi!


Spero di averti fornito qualche spunto di riflessione.

Io ti scriverò tra due sabati con un nuovo argomento e il mio punto di vista (controverso come sempre).


Ti auguro buon weekend,

-Nicholas



P.S. Sentiti libero di commentare se vuoi lasciarmi i tuoi pensieri sull'argomento.

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