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Biofilia: un mondo meraviglioso e perché ti attrae. Biofilia#0

2025-11-16 16:27

Nicholas Nisi

Biofilia, architecture, neuroscience, biophilia,

Tempio Ryōan-ji, 1450, Kyoto, Giappone.

Come non puoi tirare un pesce fuori dall’acqua e poi insegnargli a “respirare meglio”,così non puoi isolare un cervello dal suo contesto e chiedergli di funzionare allo stesso modo.

Giovedì, 10:48

13 novembre 2025


Ciao di nuovo,

Oggi vado dritto al punto.

Voglio parlarti del perché il tuo corpo si rilassa in montagna, ma si irrigidisce appena rientri in ufficio o a casa.

Questo fenomeno si chiama Biofilia.

Sei pronto? Immagino di sì, allora iniziamo.


Perché la Biofilia?

Ti svegli la mattina in casa tua.

Prendi il caffè, scrolli il telefono per le ultime news.

È appena iniziata la giornata e sei già sotto stress, sei già stanco.

 

Tra poco ti parlerò di:

  • perché la biofilia non è una moda green,
  • cos’è davvero,
  • cosa fa al tuo corpo,
  • come si traduce in design.
     

Ma prima, facciamo un giro nella tua giornata.

 

Arrivi in ufficio, il tuo lavoro ti piace (se sei fortunato come me).

Il tuo ufficio più o meno è così:

  • Open space bianco, luci fredde, intense.
  • Luce naturale scarsa.
  • Rumore di tastiere, telefoni che suonano, il chiacchiericcio dei colleghi.
  • Nessun posto dove fermarsi 5 minuti a respirare. (Non c'è tempo…).
  • L'unico modo per socializzare è in piedi, nel sottoscala, davanti alla macchina del caffè.
  • Le uniche piante sono finte, “perché quelle vere fanno sporco e bisogna annaffiarle”.
     

(Io avevo anche la scrivania disposta in modo che il capo mi arrivasse "alle spalle" 😅).

A metà mattina hai già mal di testa.

Le notifiche push del telefono ti distraggono ogni 10 secondi.

Bevi il terzo caffè, perché “è un periodo intenso”.

 

La sera torni, la tua casa è bianca e nera, "minimal", dalle linee "pulite", come va di moda.

  • Pavimento «effetto» legno.
  • Pareti lisce bianche e nere (o grigio scuro).
  • Luci a spot orientate un po’ a caso.

Ceni, poi ti siedi sul divano e accendi Netflix.

 

Durante i weekend senti che manca qualcosa in casa, così decidi di completarla con arredi in «stile nordico».

Con la novità sembra andare un po' meglio, ma senti che ancora non va.

Il medico ti conferma: è stress.

 

Eppure questo «periodo intenso» va avanti da molto tempo, lo sai tu come lo so io.

A questo punto è normale pensare che il problema sia “dentro di te”.

Così fai quello che ti dicono tutti i guru della produttività:

Sei sotto stress…così provi lo yoga... ma non basta.

Hai letto e provato la respirazione 4-4-4-4, hai provato la 5-2-5, la 4-7-8…(Hai provato un po' tutti i numeri, compresa la paura che fa 90).

Allora fai anche mindfulness… per quei 20 minuti ti senti meglio.

(Se resisti 20 minuti…).

Niente da fare.

Hai provato a cambiare abitudini, a usare le "routine mattutine", a usare le "to do list" per gestire il carico.

Niente da fare.

Funziona tutto benissimo…per 20 minuti.

Poi riapri gli occhi, rientri nella stessa casa, nello stesso ufficio… e tutto ricomincia da capo.

 

Non è che stai sbagliando tu.

È che stai chiedendo al tuo cervello di calmarsi dentro luoghi progettati per fare l’esatto opposto.

 

Così arriva un altro weekend e decidi che hai bisogno di tirare il fiato: vai a fare una gita fuori porta… in montagna.

Passeggi nel bosco.

Il verde degli alberi, il cinguettio degli uccelli, l'aria salubre, l'erba della radura, il cielo terso e blu della montagna, il rumore di un ruscello lì vicino (ti viene voglia di berla quell'acqua!).

Non guardi neppure il telefono, ti godi semplicemente il momento.

Improvvisamente tiri un respiro di sollievo, come se ti fossi "tolto uno zaino" di dosso.

(Anche se nella passeggiata lo zaino ce l'hai davvero).

 

Questo è il punto.

Hai riscoperto una cosa importante e non te ne accorgi.

Hai provato a cambiare routine, a cambiare abitudini, a cambiare tu… ma non funziona.

Eppure, in ogni video su YouTube vedi gli effetti pazzeschi sulla mente dei monaci della mindfulness.

Ma allora come si spiega?

 

Questo perché…

Tutti guardano il monaco… e nessuno guarda il monastero!


 

Come non puoi tirare un pesce fuori dall’acqua e poi insegnargli a “respirare meglio”,così non puoi isolare un cervello dal suo contesto e chiedergli di funzionare allo stesso modo.

Tu sei quel pesce che sta cercando di vivere fuori dall'acqua.


 

Ti allego una foto del monastero Ryōan-ji in Giappone.

Questo era «l'ufficio» dei monaci durante la pratica della mindfulness.

Tempio Ryōan-ji, 1450, Kyoto, Giappone.

Tempio Ryōan-ji, Kyoto, Giappone, 1450.

Ora, ti mostro un esempio di ufficio contemporaneo.

Ufficio contemporaneo Credit:israel-andrade-YI_9SivVt_s-unsplash

Ufficio contemporaneo. Credit: israel-andrade-YI_9SivVt_s-unsplash

Vedi la differenza? Immagino di sì.

Il primo trasmette un silenzio pieno, il secondo rumore.

Dal primo si vedono gli alberi e il cielo, nel secondo no.

Il primo ha una luce naturale dolce, il secondo ha molte luci artificiali forti.

Nel primo sai che ora è, nel secondo no.

Nel primo ti senti radicato nel posto, nel secondo alienato.

 

A questo punto starai pensando qualcosa del tipo:

  • «Sì certo, ma io mica voglio vivere in un eremo nel bosco, non sono un monaco!».
  • E poi: «A me fa paura vivere "nella" natura, non mi sentirei al sicuro».
  • Oppure: «Ho capito le immagini, ma non mi sembra che aggiungere due piante in casa risolva il problema».
     

 

E avresti ragione in tutti e 3 i casi!

Proprio qui entra in gioco la Biofilia.

E se il vero “trattamento” per la mente fosse prima di tutto il tipo di stanza in cui la mettiamo?

"La biofilia non è mettere una pianta in un vaso.

È progettare luoghi che ti aiutano a tornare umano,

quando tutto il resto ti spinge a diventare una macchina."


Cos'è la Biofilia e cos'è il Design Biofilico?

Cos'è la Biofilia?

La Biofilia è il nome scientifico di quella sensazione di “togliersi uno zaino” quando entri in un bosco, ti siedi vicino all’acqua o guardi il cielo dalla finestra.

"La Biofilia è l'amore appassionato per la vita e per tutto quello che è vivo."

— Erich Fromm

Biofilia significa letteralmente «amore per la vita».

«Bios» (vita) + «philia» (amore).

Questa teoria scientifica nasce da due premesse di base:

  • come specie, abbiamo passato il 99,9% del nostro tempo a contatto con la natura;
  • le risposte che meglio si sono adattate nel tempo si sono codificate nel nostro DNA. (Chi mal si adattava moriva e restava fuori dal pool genetico).
     

 

Ci viene rafforzata e trasmessa di generazione in generazione attraverso la cultura.

Sì, anche se vivi in una giungla di cemento.

Pensaci:

  • il volto di mamma e papà, il suono della loro voce;
  • il tuo respiro, il battito del tuo cuore;
  • il cielo, la pioggia e il suono quando cade, il sole e le nuvole, il vento.

(Qualcuno ti ha insegnato queste cose).

Il nostro cervello cerca-pattern viene «cablato» alla biofilia fin da quando nasciamo dal mondo intorno a noi.

Ma deve essere stimolata sin dall'infanzia per sviluppare il suo pieno potenziale.

La biofilia è «innata», ma non istintiva.

Eppure tu hai ragione quando dici che la natura ti fa paura.

Insieme alla Biofilia, esiste anche la Biofobia (la paura per ciò che è vivo).

Due facce della stessa medaglia.


I 3 livelli di Contatto

Secondo la teoria, abbiamo infatti 3 livelli di contatto con la natura:

  • Diretto → contatto con la natura selvaggia.
  • Indiretto → contatto con la natura rurale/addomesticata.
  • Simbolico → contatto con immagini di natura (es. immagini o documentari).
     

 

Il livello 1 (Diretto) è il contatto con la natura selvaggia.

È un mix tra gioia e paura.

Ma oggi nessuno di noi sarebbe davvero in grado di sopravvivere in un ambiente selvaggio.

Questo genera in noi la paura dell'ignoto.

Non approfondirò oltre in questa Lettera.

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

The Bear Grylls Meme by Cobraz

Il livello 2 (Indiretto) è il contatto con la natura addomesticata.

  • La paura diminuisce.
  • Gli effetti benefici sulla salute sono massimi.
  • È il livello su cui si concentra la Biofilia.
     

 

Il livello 3 (Simbolico) è il contatto con una natura «astratta», non presente.

  • La natura è astratta, ne vediamo solo raffigurazioni (disegni, immagini).
  • Non siamo abbastanza esposti al livello 2 (la natura addomesticata).
  • Aumenta la paura della natura.


 

Il problema è che quasi tutta la nostra vita moderna si svolge al livello 3 (natura astratta).


I mali del nostro tempo

Le conseguenze di tutta questa "astrazione" sono importanti sul piano mentale e fisico:

  • senso di disconnessione dal tempo e dal corpo
  • stress cronico e sovraccarico mentale
  • solitudine e frammentazione sociale
  • alienazione estetica
  • indifferenza verso il vivente (ecologia solo teorica, la "natura" è astratta)
     

 

Ma non è finita. (La notte è sempre più buia prima dell'alba).

Non riguarda solo noi adulti.

Il pedagogista Richard Louv parla di «deficit da natura» nei bambini.

I risultati?

Più sedentarietà, più ansia e aggressività, più fatica a concentrarsi, meno creatività.


La cura?

L'obiettivo della biofilia è di riportarci al livello 2 (natura addomesticata).

Ma cosa cambia, concretamente, nel tuo corpo quando passi da «natura sullo schermo» a «natura nello spazio»?

Gli effetti sono importanti su vari piani.

Negli ultimi decenni, e in particolare negli ultimi 15–20 anni, i risultati delle ricerche si susseguono confermando:

Sul piano cognitivo:

  • rigenerazione dell'attenzione accelerata
  • chiarezza di pensiero
  • maggiore focus
     

Sul piano emotivo:

  • riduzione dello stress
  • riduzione di ansia e sintomi depressivi
  • guarigione più rapida
     

Sul piano fisiologico:

  • riduzione della frequenza cardiaca
  • diminuzione della pressione sanguigna
  • maggior rilassamento muscolare
  • sistema immunitario rafforzato
  • riduzione del dolore
     

In pratica? La biofilia non ti risolve la vita.

Ma sposta il tuo sistema nervoso di base da “allarme” a “possibilità”.
 

La biofilia funziona come «infrastruttura emotiva di base»:

rende più facile per il sistema nervoso entrare in stati di calma e apertura.

Questo può potenziare il lavoro terapeutico, non rimpiazzarlo.

Sarò schietto, non credo nella "cura miracolosa" a tutti i mali del nostro mondo.

La vita è complessa.

Bisogna guardarla da molte prospettive diverse.

Ma ho sperimentato personalmente i benefici del passaggio dal livello 3 al livello 2 (diciamo quasi 2).

Se ricordi, ti ho raccontato qui che vivevo in una zona industriale.

Oggi vivo in un paesino più piccolo ma con molta più campagna intorno e ho notato i benefici sulla mia psiche e sulla salute fisica.

 

Se tutto ti sembra ancora “filosofia”, ti fornisco qualche numero.

Per darti un'idea dell'efficacia di questa «infrastruttura emotiva di base», ti racconto in breve una ricerca svolta nel lontano 1984.


Non è filosofia: il caso Ulrich 1984

Nel 1984 lo psicologo ambientale Roger Ulrich pubblica su Science uno studio diventato storico.

Analizza le cartelle cliniche di 46 pazienti operati di cistifellea in un ospedale della Pennsylvania.

Tutti avevano subito lo stesso tipo di intervento, nello stesso reparto, in stanze quasi identiche.

L’unica differenza: la vista dalla finestra.

  • 23 pazienti vedevano una piccola macchia di alberi.
  • 23 pazienti vedevano solo un muro di mattoni.
     

 

I risultati sono impressionanti:

  • il gruppo "alberi" restava ricoverato quasi un giorno in meno (7,96 vs 8,70 giorni);
  • riceveva molte meno annotazioni negative da parte delle infermiere (1,13 vs 3,96).(I pazienti erano più collaborativi, meno lamentosi e depressi);
  • aveva bisogno di meno antidolorifici forti, preferendo quelli più blandi.
     

 

Una differenza minima dal punto di vista architettonico – la vista dalla finestra – produceva una differenza misurabile nei tempi e nella qualità della guarigione.

Le foto originali non sono reperibili.

Ti propongo due immagini per immaginare l'atmosfera.

Una finestra con affaccio sugli alberi.

Una finestra con vista sugli alberi.

Una finestra con affaccio su un muro.

Una finestra con vista su un muro.

Gli effetti (anche economici) sono misurabili e, a grande scala, impattanti.

Degenze più corte, dimezzmento di antidolorifici forti…

Non è decoro, è fisiologia misurata.

E stiamo parlando solo di quello che si vede dalla finestra.

Immagina cosa può fare un intero edificio pensato con questi principi.

 

Da italiano, penserai:

«Certo Nicholas, ma non è un caso che gli ospedali una volta si chiamavano «sanatori» ed erano in mezzo alle colline!»

Anche qui avresti ragione…ma poi dal secolo scorso abbiamo spostato gli ospedali...

Qui torna in gioco il nostro primo ragionamento sulle funzioni che puoi rileggere cliccando qui.

 

Secondo me è questo lo spirito autentico della biofilia.

Si tratta di ritrovare il "senso comune".

Si tratta di scoperte scientifiche che confermano ciò che sentiamo per istinto ma cancelliamo con "la ragione".

Più che scoprire il nuovo, la biofilia è ri-scoprire noi stessi.


Cos’è il Design Biofilico (e perché non basta mettere due piante)

“Il design biofilico è il deliberato tentativo di tradurre l’affinità dell’Uomo con la Natura – nota come BIOFILIA – nella progettazione degli ambienti artificiali.”

— Stephen R. Kellert

Se la biofilia è la teoria, il design biofilico è il “come si fa”.

L'obiettivo è creare habitat artificiali che salvaguardino l'ambiente e garantiscano il benessere degli esseri umani.

 

Hai già visto un prototipo di design biofilico da bambino.

Non si chiamava così…

Era la casa di tua nonna.

 

Ti ho parlato di senso comune.

Pensa alla casa di tua nonna, specie se in Veneto.

Molto probabilmente aveva la campagna intorno, era di mattoni e aveva lo stesso colore del paesaggio, stava in una corte dove c'era l'aia per i polli, l'orto, gli alberi da frutta, un portico con delle arcate.

I mattoni erano posati e fatti a mano, imperfetti, non ce n’erano due uguali!

Forse aveva anche i gerani sui davanzali delle finestre.

Quasi sicuramente sul muro crescevano le vigne che facevano da pergola per proteggere le finestre dal sole estivo.

 

Non è nostalgia.

È che, senza saperlo, i nostri nonni stavano facendo biofilia empirica.

Il design biofilico:

  • NON è riprodurre la casa dei tuoi nonni;
  • NON è mettere piante ovunque per «abbellire» gli spazi.
     

 

Il design biofilico:

  • risponde alla domanda: "Come reintroduciamo la natura nelle nostre città?";
  • è scienza applicata per creare ambienti coerenti con la biofilia umana;
  • è interdisciplinare, un crocevia tra:
    • Psicologia (ambientale, evoluzionistica, sociale, cognitiva)
    • Biologia (anche evoluzionistica)
    • Ecologia
    • Antropologia
    • Design architettonico e urbano
    • Neuroscienze

 

Si regge su tre pilastri fondamentali di cui ti parlerò in maniera approfondita nelle prossime Lettere.

Per ora te li nomino, così da darti un'anticipazione:

  • La natura nello spazio (viste, suoni, acqua, luce…).
  • La natura dello spazio (rifugio, prospetto, mistero, rischio…).
  • Analogie con la natura (forme, materiali, complessità…).

Per questa prima lettera sulla biofilia è tutto.

La biofilia non è una moda green.

È il modo più semplice per smettere di vivere come pesci fuori dall’acqua, in edifici che si sono dimenticati che siamo vivi.

La domanda, ora, è:«Come potresti introdurre un po’ più di “acqua” nella tua vita di pesce?»


Ricapitolando fino a qui:

La biofilia:

  • comprende i principi di base dietro al nostro "amore per la vita";
  • riduce significativamente i "mali" del nostro tempo;
  • migliora significativamente le nostre condizioni psico-fisiche.
     


Il design biofilico:

  • applica questi principi per costruire un contatto con la natura negli spazi delle nostre vite quotidiane.

 

Ti allego alcuni esempi in sequenza per mostrarti cosa siamo in grado di fare oggi applicando il design biofilico.

(Abbiamo fatto progressi dal prototipo della casa della nonna).

Jewel Changi Airport, Safdie Architects, Singapore. Photo: Supanut Auronprayote, 2019.

Aeroporto Jewel Changi, Safdie Architects, Singapore, 2019. Photo: Supanut Auronprayote.

Super trees, Grant Associates, Wilkinson Eyre Architects, Atelier One, Atelier Ten, Singapore, 2012.

Super trees, Grant Associates, Wilkinson Eyre Architects, Atelier One, Atelier Ten, Singapore, 2012.

CapitaSpring, BIG e Carlo Ratti Associati, Singapore, 2022.

CapitaSpring, BIG e Carlo Ratti Associati, Singapore, 2022.

IKLAB Uh May, Roth Architecture, Tulum, Messico, 2018.

IKLAB Uh May, Roth Architecture, Tulum, Messico, 2018

Centro Meggie's (Centro per il cancro), Heatherwick studio, Ospedale universitario St James's, Leeds, U.K., 2020.

Centro Meggie’s (Centro per il cancro), Heatherwick St. James’s University Hospital, Leeds, U.K., 2020.

Spero che questa breve carrellata ti sia piaciuta.

Se vuoi condividere queste immagini e diffondere l'ispirazione che ti hanno dato, clicca sui pulsanti “social” alla fine del post.

 

Se hai curiosità al riguardo o ti interessa che io approfondisca ulteriormente qualcosa nelle prossime Lettere, commenta qui sotto.

 

Nel frattempo,

spero di averti fornito spunti di riflessione.

ti auguro un buon weekend.

- Nicholas


P.S.: Come avrai notato dal sottotitolo, per mantenere la corrispondenza più ordinata per te, ho iniziato a dividere le Lettere per categorie.

Questa è la prima della serie sulla Biofilia.

Spero ti aiuti a non perdere il filo nel corso della corrispondenza.


Per introdurre la Biofilia nei tuoi luoghi, puoi compilare il nostro breve «Whisper».

Richiede meno di 5 minuti.


Bibliografia:

  • Kellert, S. R., Heerwagen, J. H., & Mador, M. L. (Eds.). (2008). Biophilic Design: The Theory, Science and Practice of Bringing Buildings to Life. Hoboken, NJ: John Wiley & Sons.
  • Browning, W. D., Ryan, C. O., & Clancy, J. O. (2014). 14 Patterns of Biophilic Design: Improving Health and Well-Being in the Built Environment. New York: Terrapin Bright Green LLC.
  • Ulrich, R. S. (1984). View through a window may influence recovery from surgery. Science, 224(4647), 420–421.
  • Bolten, B., & Barbiero, G. (2020). Biophilic Design: How to enhance physical and psychological health and wellbeing in our built environments. Visions for Sustainability, 13, 11–16.
  • Bolten, B., & Barbiero, G. (2023). Biophilic Design: Nine Ways to Enhance Physical and Psychological Health and Wellbeing in Our Built Environments. In S. Capolongo, M. Botta, & A. Rebecchi (Eds.), Therapeutic Landscape Design(pp. 13–19). Cham: Springer.
  • Green Building Council Italia. (2023). CP106_Biofilia – Credito pilota 106 “Biofilia”. Rovereto: Green Building Council Italia. 
  • Feldman Barrett, L. (2020). Sette lezioni e mezzo sul cervello. Trad. it. Torino: Codice Edizioni.
  • Louv, R. (2005). Last Child in the Woods: Saving Our Children from Nature-Deficit Disorder. Chapel Hill, NC: Algonquin Books.

INDIRIZZO

Cavazzale (VI), via G.Roi 138, 36010

 

PARTITA IVA

04320870241